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Biblioteca Dergano-Bovisa

Corso Scrittura Creativa Modulo II

 
Biblioteca Dergano Bovisa

Il quartiere dei destini incrociati 2, Lettere in Bovisa

31 gennaio 2013, Primo incontro

 

Corso di scrittura,  creativa di relazioni, emozioni, riflessioni, proposte, letteratura

 

Oggi parleremo di:

-          1 Che cos’è il romanzo epistolare

-          2 Perché lo proponiamo per una esperienza di scrittura creativa

-          3 Che forma può avere, premessa

-          4 Che forma può avere la narrazione per lettere, svolgimento

-          5 Che cosa vogliamo (possiamo) raccontare

-          6 Come si scrive

-          7 Come procedere

 

1 Che cos’è il romanzo epistolare

 

Il romanzo epistolare è un testo costituito da un insieme di lettere (epistula = lettera in latino)

 

QUATTRO ASPETTI

Due caratteristiche, apparentemente contraddittorie

-          1) Da una parte. Il messaggio epistolare è una forma di comunicazione DUALE, presuppone la presenza dell’altro, il rapportarsi a un altro A ---► B. E’ una partita che si gioca (almeno) in due

-          La domanda alla base non è “Chi sono io” o “Chi sei tu”, ma “Chi sono io per te?”  “Chi sei tu per me?”

 

-          2) Dall’altra. Il messaggio epistolare è una forma di comunicazione DIFFERITA, presuppone l’assenza dell’altro, un altro che non c’è. Cerca di dare presenza a una assenza

-          Il romanzo epistolare dà voce alla lontananza. Lontananza nello spazio (a gente che non abita con  noi), nel tempo (a gente che non c’è più, che non c’è ancora)

-          Lontananza di idee (a gente che la pensa in modo differente)

 

In sintesi: il romanzo epistolare non può esistere senza un altro, ma quest’altro non deve esserci.

 

-          Altre due caratteristiche tra loro legate

-          3) La lettera è la forma comunicativa della SEGRETEZZA

-          La lettera è un tipico documento “privato”, spesso intimo spesso segreto, che svela delle verità.

-          fin dal suo primo esempio, Le lettere portoghesi (forse di Guilleragues) del 1669 (cinque lettere di una monaca a un amante, un ufficiale, che l’ha dimenticata). Un discorso a parte, lo vedremo, è la lettera aperta, il pamphlet.

 

-          4) Il romanzo epistolare è la forma comunicativa della SEGRETEZZA VIOLATA

-          Suo obiettivo dal punto di vista comunicativo: dare al lettore l’impressione di violare la privacy delle persone.

-          Apparentemente è un NON ROMANZO.

-           Il messaggio per il lettore è: “Questo romanzo NON è un romanzo. Qui puoi leggere in presa diretta le passioni, Qui non ci sono narratori, mediazioni, non ci sono censure”. E’ l’effetto “buco della serratura”. Qui sei legittimato a curiosare. Come nell’ascoltare una intercettazione telefonica.

 

In sintesi: il romanzo epistolare proclama l’importanza del vissuto intimo e segreto delle persone e vive sul piacere di violarlo

 

2 Perché lo proponiamo per una esperienza di scrittura creativa

 

-          Per le 4 caratteristiche che abbiamo descritto:

-          1) (Duale) Invita a dialogare. Chiede risposte, chiama in causa l’altro. Ha bisogno di un interlocutore (di incrociare le voci, Il quartiere dei destini incrociati).

-          2) (Differito) Il suo tema è la lontananza.

Una definizione di lontananza:

 a) Ciò che sentiamo lontano e vorremmo vicino, b) Ciò che sentiamo vicino e vorremmo lontano


-          3) (Segreto) Invita a usare la letteratura come strumento per dire agli altri quello  che a voce non diciamo.

-          4) (Non romanzesco) Non richiede (almeno apparentemente) tecniche letterarie particolari

 

3 Che forma può avere, premessa


Premessa

-          1) Immaginiamo che Francesco abbia preso dalla biblioteca dei bambini tanti puzzle e li abbia rovesciati tutti insieme in uno scatolone, nascondendo i coperchi.

-          2) Adesso io provo a descrivervi le immagini di copertina di sei delle scatole che sono state rovesciate nello scatolone

-          3) In base a quelle, ciascuno di voi incomincerà a costruire i suoi puzzle. Con due possibilità.

-          a) andare avanti per conto suo nella costruzione del puzzle, costruendo un proprio testo, nella direzione che vuole,

-          b) aggiungere qualche tassello nel puzzle degli altri, interagendo e sviluppando un testo in comune.

 

-          Proponiamo dunque alcune forme  e proponiamo alcune modalità di lavoro, ma prima tiriamo fuori dallo scatolone due tasselli di puzzle

-          Sono due lettere di due partecipanti al corso (veramente)

-          Una la leggiamo subito, l’altra alla fine

 

 

E’ tardi. Ore 19.05

Stazione ferroviaria  Bovisa.

Troppo tardi. L’ho perso! Non ha importanza. Desideravo da tempo una mezz’ora di attesa forzata, una zona franca per  riflettere senza sensi di colpa, per ripensare a noi e scriverti una lettera. Una vera lettera in carta e inchiostro.

Cara Marianela, oggi non poteva essere che venerdì 17.

Avrai certo intuito, e forse anche sperato, che da 21 giorni rincorro il tempo, sola, come il criceto sulla ruota. Sicuramente qualcuno si divertirà ad osservarmi, io un po’ meno a resistere.

Ti penso con il problema opposto.

Come passi le giornate a Cusco, finalmente accudita dalla tua famiglia con amorevoli cure?

Faccio una gran fatica ad immaginarti con i tuoi parenti e con tuo figlio che non vedevi da due anni. Con che espressione in viso ti ha accolto? Certo per le tue sorelle non deve essere stato facile occuparsi di lui, anche se a legarvi è un sentimento forte e autentico. Mi emoziona pensare al vostro abbraccio. Si  è reso conto di tutti i tuoi sforzi fatti per mantenerlo all’università? Diventerà un bravo medico, di quelli con il sesto senso e amore per il prossimo. Non l’ho conosciuto, ma non è difficile pensarlo con la tua pazienza  e la tua precisione.

Io…? Mi alzo la mattina e vado a letto la sera sperando di sognare, per il resto sono un soldato semplice agl’ordini di quell’isterica di mia madre. Perdona la schiettezza, ma per te non ci sono segreti.

Pensi abbia coscienza di quanto mi costi prendermi cura di lei?

Oggi ho commesso l’errore di chiederglielo. Ha risposto urlando “Se Mari se n’é andata la colpa è tua!”.

E’ vero?

Sinceramente non ho ben capito se la tua sarà una vacanza o un ritorno definitivo in Perù. Il nostro ultimo saluto è stato tanto gelido da bloccare ogni emozione e ragionamento, così ho scordato di chiedertelo. Torni?

Marianela, come te ne trovo cento…ma non saresti tu!

Riesci ad essere così pratica, veloce, calma ed amorevole al tempo stesso. Ci provo ogni mattina ad imitarti, quando entro in quella stanza. Temo siano gli occhi a tradire il mio sorriso stampato che finisce sempre per diventare una linea sottile.

La mia vecchia mi fa impazzire, è sempre stata egoista, ma ora non tenta neanche più di nascondere la sua cattiveria, la lascia uscire così, come fosse un deodorante per ambienti che si propaga in tutta la casa. Eppure, con te, sembrava un’altra persona, tu riuscivi a trasfigurare la sua forza nevrotica in simpatia. Nel vederti, la mattina, il suo viso allentava ogni tensione, tanto da apparire bella.

Mia carissima Mari, ti riconosco così tanti pregi da non vedere i tuoi difetti. Dove li nascondi?

Una cosa è certa; da quando sei partita mia madre sta dando il peggio di sé. Le tue cure per lei erano un balsamo, una pozione miracolosa a me sconosciuta.

Quante parole mi sono fuggite dalla bocca quel giorno, ancora mi chiedo quali ti hanno offeso al punto di andartene senza replicare.

Almeno nel ferirti, sono stata abilissima!

Bella fatina, siamo coprotagoniste di questa tragedia, la mia. Tu hai messo in scena il meglio di te stessa, io forse il peggio. Vorrei farti notare, però, che il bianco non appare che accostato alla sua ombra, meglio se nera. Il tuo impegno quotidiano era pagato a fine mese, il mio neanche riconosciuto, se non disprezzato.

Di nuovo offesa?  Dai su, che sia l’orgoglio, il tuo peggior difetto?

Ad essere sincera, di rospi, ne hai ingoiati parecchi in due anni passati con noi. Vedi, non sono poi così meschina da non riconoscerlo.

Poco importa ammettere le mie colpe. Lo sento: non tornerai  più!

Sono purtroppo convinta che, se ci fossimo incontrate in un’altra situazione, non mi avresti accordato la tua presunta amicizia.

Per questo motivo non attenderò una tua risposta.

Beh! Io continuerò ad occuparmi di mia madre, la strega allettata,  fino alla fine. E tu?

Ma… non ti ho mai chiesto: tua madre è viva?

Con affetto.

Laura

 

4 Che forma può avere la narrazione per lettere, svolgimento


-          Lettere senza risposta

-          Lettere con risposta

 
Lettere senza risposta

 

Mittente A

 

 

Chi scrive non riceve una risposta



 

1

2

3

Il Destinatario Bnon risponde perché non può o non vuole

Il Destinatario B manda risposte, ma il lettore non le conosce

Il Mittente Amanda lettere a più Destinatari

 

 

Lettere senza risposta MODELLO 1

 

Il Destinatario Bnon risponde perché non può o non vuole

Lettere (L)

Mittente (A)

Destinatario (B)

 

 

Il Destinatario B è assente, non può rispondere (è morto, è immaginario, non gli arrivano le lettere ma il Mittente non lo sa…)

 

 

Il Destinatario B è assente, non vuole rispondere

L 1

A---► B

 

 

 

 

L 2

A ---► B

 

 

 

 

L 3

A ---► B

 

 

 

 

L 4

A ---► B

 

ecc.

 

 

 

Le lettere (o un’unica lunga lettera) sono come le tappe di un monologo, come un diario, scritto però per un altro

Effetto: in genere drammatico

situazioni: abbandono, separazione, incomprensioni

Situazioni spesso strazianti, perché immodificabili:

un passato che non può tornare

lontananze che non si possono colmare

errori che non si possono rimediare

occasioni perdute per sempre

 

Sentimenti: rimorso, disperazione, nostalgia, solitudine, rancore

 

Esempio

- Ovidio, le Eroidi, lettere di donne famose abbandonate, (Penelope a Ulisse, Didone a Enea, Medea a Giasone…)

- Pratolini, Cronaca familiare (1945), lettera al fratello morto

- Tabucchi, Si sta facendo sempre più tardi (2001) come una serie di soliloqui

- ecc

 

Nel caso della lettera che abbiamo letto…

 

Lettere senza risposta  MODELLO 2

 

Il Destinatario B manda risposte, ma il lettore non le conosce

Lettere (L)

Mittente (A)

Destinatario (B)

 

 

 

L 1

A---► B

 

 

 

(A◄--- B)

L 2

A ---► B

 

 

 

(A◄--- B)

L 3

A ---► B

 

 

 

(A◄--- B)

L 4

A ---► B

 

ecc.

 

 

 

Anche qui le lettere sono come le tappe di un monologo, ma le lettere di risposta, anche se non fatte conoscere al lettore, danno loro uno sviluppo logico e cronologico, come se articolassero un problema, rendessero chiari due punti di vista. Questo modello si presta a raccontare qualsiasi tipo di situazione.

Effetto. Questo può rendere meno drammatica la situazione, ma non è detto.

 

Esempio

Verga, Storia di una capinera (storia di una ragazza costretta a farsi monaca)

 

Nel caso della lettera che abbiamo letto…

 

Lettere senza risposta MODELLO 3

 

Il Mittente Amanda lettere a più Destinatari

 

Lettere (L)

(A)

(B)

(C)

(D)

(E)

(F)

(G)



 

 

 

 

 

 

 

 

 

L 1

A----

-►B

 

 

 

 

 

 

L 2

A----

------

-►C

 

 

 

 

 

L 3

A----

------

------

-►D

 

 

 

 

L 4

A----

------

------

------

-►E

 

 

 

L 5

A----

------

------

------

------

-►F

 

 

L 6

A----

------

------

------

------

------

-►G

 

L 7

 

 

 

 

 

 

 

 

ecc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Mittente A scrive a personaggi importanti (B, C, D, E, F…), che rivestono ruoli istituzionali, o sono famosi, o inventati. Butta giù sfoghi, proteste, proposte,  richieste

Effetto: chi scrive dà l’idea di essere un po’ squilibrato, un mitomane, un insicuro, emarginato…

L’effetto può essere disorientante, inquietante, ma anche umoristico

Esempio

Saul Bellow, Herzog

 

Nel caso della lettera che abbiamo letto…

                   
 

Lettere con risposta

 

Mittente A

 

 

Chi scrive riceve

una risposta da B

 

 



 

A due voci

un Destinatario, che risponde

A più voci

Destinatari in un sistema chiuso

A più voci in un gioco aperto

 

 

Lettere con risposta MODELLO 4

 

A due voci. Un Destinatario B, che risponde

Lettere (L)

Mittente (A)

Destinatario (B)

L 1

A---► B

 

L 2

 

A◄--- B

L 3

A ---► B

 

L 4

 

A◄--- B

L 5

A ---► B

 

L 6

 

A◄--- B

L 7

A ---► B

 

ecc.

 

 

 

E’ la classica situazione che racconta una relazione, una lontananza, un conflitto (sentimentale, generazionale, politico, di lavoro…) tra due persone: due innamorati, una madre e un figlio, due fratelli,  due condizioni sociali, due culture…

Può anche essere un “non romanzo”, ma una “raccolta di lettere”

Effetto sviluppa una relazione dialogica.

Nascosta può esserci lo sviluppo di una storia.

Es. Taylor, Destinatario sconosciuto

 

 

Nel caso della lettera che abbiamo letto…

 

MODELLO 5

 

Risposta a più voci. Destinatari in un sistema chiuso

Lettere (L)

(A)

(B)

(C)

(D)

(E)

 

 

 

L 1

A----

-►B

 

 

 

 

 

 

L 2

 

B ---

------

------

-►E

 

 

 

L 3

A◄-

------

------

------

--- E

 

 

 

L 4

A----

-►B

 

 

 

 

 

 

L 5

 

 

C ---

-►D

 

 

 

 

L 6

 

 

C◄-

--- D

 

 

 

 

L 7

A◄-

--- B

 

 

 

 

 

 

ecc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spesso dietro le lettere si sviluppa una trama romanzesca, oppure si delinea il quadro di un ambiente sociale, un clima storico…

 

Esempio

Laclos, Le relazioni pericolose, 1782

Piovene, Lettera di una novizia, 1941 (ancora una monacazione forzata, ma ogni personaggio è ambiguo)

N.Ginzburg, Caro Michele, 1973 (lettere a un figlio in fuga)

 

 

Nel caso della lettera che abbiamo letto…

 

MODELLO 6

 

Risposta a più voci in un gioco aperto. Lettera aperta

 

Un esempio di lettera aperta, proposto da un frequentante il corso

 

 

ALLA CORTESE ATTENZIONE DI:

TUTTI I CONDOMINI DEL COMPLESSO DENOMINATO QUARTIERE MAGNOLIA

 

Con la presente desidero porre alla vostra attenzione la cronistoria dettagliata dei tempi biblici con cui si sono svolti i lavori della costruzione di uno passaggio pedonale nel condominio sopraccitato.

A vostra disposizione e anche disponibile una documentazione fotografica molto particolareggiata dell’andamento dei lavori.

D’altronde cosa ci si poteva aspettare da una delibera passata ed accettata di un progetto datato 14 marzo 1987 ?

 

03 ott. 2009 inizio installazione cantiere ovvero allestimento di: bagni, spogliatoi, docce,

cucina da campo, ombrelloni, dondoli, tavolini da picnic, sala da the, internet

point,saletta fumatori, il tutto su un prato inglese da 250 € al mq. adornato da piante

delicatissime, rarissime e decisamente costosissime.

 

05 ott. 2009 rilevamenti topografici e tracciatura percorso. Mi sto chiedendo come mai a

questi signori non è stato affidato il compito di spostare i monumenti della valle

dei Re

 

06 ott. 2009 inizio sbancamento terreno

 

07 ott. 2009 proseguimento sbancamento terreno

 

08 ott. 2009 messa a livello scavo e iniziata impalcatura per gettata

 

09 ott. 2009 impalcatura per gettata interrotto alle 10:00 per pioggia

 

11 ott. 2009 finita impalcatura per gettata iniziato rimozione pavimentazione cortile

 

12 ott. 2009 fondamenta pavimentazione inclinata

 

13 ott. 2009 gettata parte superiore scivolo e costruzione spallette laterali percorso

inferiore

 

14 ott. 2009 inizio costruzione piano inclinato inferiore

 

15 ott. 2009 costruzione piano inclinato inferiore

 

16 ott. 2009 costruzione piano inclinato inferiore

 

19 ott. 2009 gettata piano inclinato inferiore

 

20 ott. 2009 lavori di rifinitura sulla gettata

 

21 ott. 2009 interruzione lavori per pioggia alle ore 09:30

 

22 ott. 2009 lavori fermi per pioggia

 

23 ott. 2009 ultimata gettata scivolo inferiore (raccordo con pavimentazione cortile)

 

26 ott. 2009 spalletta laterale destra scivolo superiore e raccordo scivolo inferiore

con vialetto cantina portineria

 

27 ott. 2009 completate le spallette laterali delle tre sezioni di scivolo

 

29 ott. 2009 nonostante la giornata splendida stamattina in cantiere non si è presentato

nessuno

 

30 ott. 2009 riunione in cortile alle ore 14:30 dei granconglionseri

allo scopo di deliberare il tipo di pavimentazione dell’opera

faraonica in fase di allestimento in giardino

 

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02 nov. 2009 lavori fermi per pioggia

03 nov. 2009 lavori fermi per sole

04 nov. 2009 lavori fermi per neve

05 nov. 2009 lavori fermi per bufera

06 nov. 2009 lavori fermi per tempesta

09 nov. 2009 lavori fermi per sabato

10 nov. 2009 lavori fermi per domenica

11 nov. 2009 lavori fermi per sa il cazzo

12 nov. 2009 lavori fermi per meteorismo

13 nov. 2009 lavori fermi per malattia

14 nov. 2009 lavori fermi per cassa integrazione

15 nov. 2009 lavori fermi per sciopero dei tram

16 nov. 2009 lavori fermi per sciopero degli autobus

17 nov. 2009 lavori fermi per sciopero dei taxi

18 nov. 2009 lavori fermi per sciopero dei camalli

19 nov. 2009 lavori fermi per sciopero dei ferrovieri

20 nov. 2009 lavori fermi per sciopero dei piloti

21 nov. 2009 lavori fermi per sciopero degli astronauti

22 nov. 2009 lavori fermi per sciopero dei parrucchieri

23 nov.  2009 lavori fermi per poco lavoro

24 nov.  2009 lavori fermi per troppo lavoro

25 nov.  2009 lavori fermi per troppo poco lavoro

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 26 nov. 2009  dopo 31 giorni di assenza totale dal cantiere,stamattina (SABATO) alle

ore 08:00 le maestranze sono riapparse miracolosamente (un furgone +

tre operai capitanati da  un numero imprecisato fra dirigenti  geometri

coordinatori ammininchiatori grancoglioseri e chi più ne ha più ne metta)

Tenendo conto che sono giustamente calate le temperature sicuramente

i lavori proseguiranno in maniera spedita e sicura (il ghiaccio e il gelo ci

fanno un   baffo confabulava  in coro l’armata brancacoglioni  battendo i

denti al centro del cortile sferzato dalla tormenta)

Ad ogni buon conto  (per dovere di cronaca)  i lavori si sono sviluppati in

questo modo: taglio mattonelle  pavimentazione scivolo,  preparazione

fondo sabbioso piano inclinato superiore,posatura pavimentazione fino

prima piattaforma

 

27 nov.2009  lavori fermi per pioggia (come volevasi dimostrare)

 

28 nov. 2009 finita posatura pavimentazione

 

29 nov. 2009  lavori fermi (??????????????)

 

04 dic. 2009  lavori fermi per pioggia

 

09 dic. 2009 notizie non pervenute

 

07 gen. 2010 dopo un mese di assenza totale (ed ingiustificata) all’alba delle 10:30  

sono riapparse per una mezz’ora le maestranze con due furgoni e hanno

rimosso alcuni attrezzi dal cortile e hanno fatto finta di fare qualcosa

sulla rampa (praticamente non hanno fatto un cazzo di niente).

Alle 11:00 sono spariti tutti.

 

18 febb. 2010 La nuova impresa ha iniziato il completamento dei lavori abbandonati dai

suoi predecessori.

Sbancamento del terreno per costruire il raccordo tra lo scivolo e lo

scantinato sotto la portineria dato che la tecnologia necessaria per la

messa in opera del teletrasporto non era in possesso delle maestranze

precedentemente ingaggiate.

 

19 febb. 2010  Da non credere ha incominciato a piovere.

 

27 febb. 2010  Pare che la prerogativa di questa impresa sia quella di lavorare (si fa

per dire) nei vuicchend (sleng cantieristico Egizio).

Per dovere di cronaca comunque il lavoro della giornata in sintesi è

stata la messa in opera di ben 38 (trentotto) beole che suddivise in

parti uguali fra i tre massoni fa la bellezza di 12,6 periodico a testa.

Mica male: 1 piastrella ogni 18,947468 minuti.  

 

26 apr. 2010  A tre mesi esatti dall’ultima e ancora avvolta nel mistero interruzione dei

lavori l’allegra combriccola degli edillazzaroni approfittando di un megagalattico

acquazzone si è rimessa all’opera per compiere forse l’ultimo atto di questa farsa.

L’azione in corso consiste nella posa di un passamano in acciaio inox allo scopo di

evitare che gli sventurati viandanti nel percorrere il sentiero conducente alla propria

abitazione precipitino miseramente a valle di quel burrone artificiale concepito e poi

attuato da un manipolo di gran coglionseri  coordinati (si fa per dire ) dal gran mogol

ammininchiatore. Allo scopo di rendere l’idea della pericolosità del baratro realizzato

da quella banda di incoscienti è sufficiente pensare che l’orrido di Bellano al

confronto sembra una collinetta del Monferrato. Spero che questa penosa saga volga

al termine velocemente. Per dovere di cronaca sono stati posizionati 8 metri di

ringhiera pari a 1/4 del lavoro totale.

 

27 apr. 2010  Anche questa impresa per equipararsi alle altre vista la giornata tersa

ha pensato bene di prendersi una giornata di meritato riposo allo scopo

di ritemprarsi le membra dopo la sfacchinata de giorno antecedente ma

soprattutto allo scopo di allinearsi alla media delle imprese che si sono

alternate nelle fasi precedenti.

 

28 apr. 2010  Rigenerati dalla giornata di meritata pausa i baldi fabbri all’alba delle

09:40 si sono presentati in cantiere.

L’odierna mattinata in teoria dovrebbe segnare la fine di questa saga

infinita, almeno speriamo.

Condizioni meteorologiche permettendo …

 

…… in attesa di un vostro eventuale commento un saluto cordiale a voi tutti

                                                                                     firmato

                                                                                     un condomino

 

Risposta a più voci in un gioco aperto. Lettera aperta

Lettere (L)

(A)

(B)

(C)

(D)

(E)

(F)

(G)



 

 

 

 

 

 

 

 

 

L 1

A-►

 

 

 

 

 

 

 

L 2

A◄-

------

------

------

------

--- F

 

 

L 3

 

B ---

------

------

------

-►F

 

 

L 4

 

B◄-

--- C

 

 

 

 

 

L 5

 

B◄-

------

------

------

--- F

 

 

L 6

 

 

C◄-

------

--- E

 

 

 

L 7

A◄-

------

------

------

------

------

--- G

 

L 8

 

 

 

D ---

------

------

-►G

 

ecc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ ciò che succede in un blog

L’andamento della polemica è imprevedibile

 


5 Che cosa vogliamo (possiamo) raccontare


-          sentimenti (la nostalgia, il ricordo…)

-          passioni civili (speranze, indignazione, denuncia, proposte…)

-          problemi (contraddizioni, ingiustizie, sofferenze…)

-          mondi (fare conoscere mondi lontani per chi legge, culture, modi di vivere, valori, persone, punti di vista diversi)

 

6 Come si scrive

 

Alcune regole di scrittura

 
1)      La lettera è un messaggio “fragile”, viaggia (arriverà? quando? in tempo? alla persona giusta? Ci sarà una risposta?...). Produce apprensione. Chiede la complicità del lettore.

-          per questo, almeno nelle lettere vere ha bisogno di a) un mittente, che si firma, b) di un destinatario a cui ci si rivolge all’inizio, c) di coordinate spazio temporali (tempo e luogo della composizione, indirizzo…). Non così ovvio in letteratura

-          2) la lettera (vera) è un messaggio “miope”, come il diario registra il momento, non può vedere lontano

-          3) Può essere utile LAVORARE sul PERSONAGGIO piuttosto che sulla trama

-          Personaggio come a) elemento catalizzatore, polo magnetico, che calamita il senso, fa ordine b) elemento conduttore, porta avanti la storia c) ripetitore antenna, che tiene il contatto col lettore

-          4) E’ indispensabile lavorare sul punto di vista. Lettera è scritta soprattutto alla prima e seconda persona.

-          immedesimarsi nell’altro

-          5) alla fine ci potrebbe essere un problema di confezione, l’autore finge di non scrivere testi, ma di TROVARE testi scritti da altri. Lo vedremo

 

7 Come procedere

 

Infine              Uno spunto (non è una lettera, non è un racconto)

 

Ellis Island Descrizione di un progetto G.Perec, in Sono nato, Torino, Bollati Boringhieri, 1992, p. 79-85

 

... scorse la statua della Libertà, già da tempo avvistata, come immersa in una luce improv­visamente ravvivata. Il braccio che portava la spada pareva si fosse rialzato in quel momen­to, e attorno alla sua figura alitavano le libere aure.                                                                                                                                                                     Franz Kafka, America

 

Essere emigrante, forse, era proprio questo: vedere una spada laddove lo scultore ha creduto in buona fede di mettere una lampada. E non avere del tutto torto. Perché nel momento stesso in cui veni­vano scolpiti sul basamento della statua della Libertà i celebri versi di Emma Lazarus

 

A me sol date

le masse stanche e povere e assetate

di libertà. A me l’umil rifiuto

d'ogni lido, i reietti, i vinti. A loro

io mostro il lume su la porta d'oro

 

veniva varata una serie di leggi per tentare di control­lare, e un po' più tardi di contenere, l'incessante afflusso di emigranti provenienti dall'Italia meridio­nale, dall'Europa centrale e dalla Russia. Praticamente libero fino verso il 1875, l'ingresso degli stra­nieri sul suolo degli Stati Uniti era stato progressi­vamente sottoposto a misure restrittive, in un primo tempo elaborate e applicate su scala locale (autorità municipali e portuali), in seguito riunite nel seno di un Segretariato per l'immigrazione dipendente dal governo federale. Aperto nel 1892 su un isolotto di qualche ettaro situato a qualche centinaio di metri da Liberty Island, il centro di assistenza di Ellis Island segna la fine di un'emigrazione quasi selvaggia e l'av­vento di un'emigrazione ufficializzata, istituzionaliz­zata e per così dire, industriale. Dal 1892 al 1924, quasi sedici milioni di persone passeranno per Ellis Island, in ragione di cinque-diecimila al giorno. La maggior parte vi soggiorneranno soltanto qualche ora; solo il 2-3 per cento verrà respinto. Insomma, Ellis Island sarà soltanto una fabbrica di americani, una fabbrica per trasformare gli emigranti in immigran­ti, una fabbrica all'americana, rapida ed efficiente come un salumificio di Chicago: a un'estremità della catena si mette un irlandese, un ebreo dell'Ucraina un italiano delle Puglie e dall'altra - dopo l'ispe­zione degli occhi, delle tasche, la vaccinazione e disin­fezione - vien fuori un americano. Ma al tempo stesso, col passar degli anni, le condizioni di ammissione diventano sempre più restrittive. A poco a po­co, si richiude la «golden door» di quest'America fa­volosa dove i tacchini cadono nei piatti già arrostiti, dove le strade sono lastricate d'oro, dove la terra appartiene a tutti. Di fatto, a partire dal 1914,l'emi­grazione comincia a segnare una battuta d'arresto, innanzitutto a causa della guerra, poi a causa di una serie di misure discriminatorie qualitative (Literacy Act)e quantitative (contingenti) che vietano prati­camente ai «reietti» e alle «masse stanche» l'ingresso negli Stati Uniti. Nel 1924, le formalità d'immigra­zione saranno affidate ai consolati americani in Europa e Ellis Island sarà solo un centro di deten­zione per gli emigranti in situazione irregolare. Durante e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, Ellis Island, andando fino in fondo alla sua vocazione implicita, diventerà una prigione per indi­vidui sospetti d'attività antiamericane (fascisti italiani, tedeschi filonazisti, comunisti o presunti tali). Nel 1954, Ellis Island sarà chiuso definitivamente. Oggi è un monumento nazionale, come il monte Rushmore, l'Old Faithfule la statua di Bartholdi, amministrato da ranger col cappello da scout, che lo fanno visitare, sei mesi all'anno, quattro volte al giorno.

Non intendo evocare quelli che poterono essere i sogni e le disillusioni di quei milioni di emigranti per i quali Ellis Island fu la prima tappa di una vita che volevano nuova, né descrivere le circostanze che mi hanno condotto a fare un film su Ellis Island con Robert Bober, ma solamente cercare di comprendere il mio legame con questo luogo: per me rappresenta il luogo stesso dell'esilio, ovvero il luogo dell'assenza di luogo, il luogo della dispersione. E in quanto tale mi interessa, mi affascina, mi coinvolge, mi pone delle domande, come se la ricerca della mia identità richiedesse l'appropriazione di questo luogo immon­dezzaio dove funzionari sfiniti battezzavano americani a palate; come se questo luogo fosse iscritto da qualche parte, in una storia che avrebbe potuto essere la mia, come se facesse parte di un'autobiografia pro­babile, di una memoria potenziale. Ciò che vi si trova non sono per nulla radici o tracce, ma il contrario: qualcosa d'informe, al limite del dicibile, che posso chiamare chiusura, o scissione, o rottura, e che è per me molto intimamente e molto confusamente legato al fatto stesso di essere ebreo.

Non so precisamente cosa significhi essere ebreo, quale effetto mi faccia essere ebreo. E un'evidenza, se si vuole, ma un'evidenza mediocre, un marchio, ma un marchio che non mi ricollega a niente di pre­ciso, a niente di concreto: non è un segno d'appartenenza, non è legato a una fede, a una religione, a una pratica, a una cultura, a un folclore, a una storia, a un destino, a una lingua. Sarebbe piuttosto un'assenza, un interrogativo, una rimessa in questione, un'indecisione, un'inquietudine: una certezza inquieta dietro la quale si profila un'altra certezza, astratta, pesante, insopportabile: quella di essere stato designato come ebreo e, in quanto ebreo, vit­tima, e di dover la vita solo al caso e all'esilio. I miei nonni o i miei genitori avrebbero potuto emigrare in  Argentina, negli Stati Uniti, in Palestina, in Austra­lia; sarei potuto nascere, come alcuni cugini, parenti stretti o lontani, a Haifa, a Baltimora, a Vancouver, ma nella gamma approssimativamente illimitata di queste possibilità, una cosa sola mi era precisamente vietata, quella di nascere nel paese dei miei antenati, in Polonia, a Lubartow, a Pulawy, o a Varsavia, e di crescervi nella continuità di una tradizione, di una lingua, di un'appartenenza.

Sono nato in Francia, sono francese, ho un nome francese, Georges, un cognome francese o quasi: Perec. La differenza è irrilevante: non c'è accento acuto sulla prima e del mio cognome, perché Perec è la grafia polacca di Peretz. Se fossi nato in Polonia, mi sarei chiamato, mettiamo, Mordechai Perec, e tutti avrebbero saputo che ero ebreo. Ma non sono nato in Polonia, per mia fortuna, e ho un nome quasi bretone, che tutti scrivono Pérec o Perrec: il mio cognome non si scrive esattamente come si pro­nuncia.

A questa contraddizione insignificante si associa il sentimento tenue, ma insistente, insidioso, ineluttabile, di essere in un certo modo straniero rispetto a qualcosa di me stesso, di essere «diverso», ma non tanto diverso dagli «altri» quanto diverso dai «miei»: non parlo la lingua che parlavano i miei genitori, non condivido nessuno dei ricordi che essi poterono ave­re. Qualcosa che era loro, che faceva di loro quel che erano, la loro storia, la loro cultura, la loro fede, la loro speranza, quel qualcosa non mi è stato traman­dato.

La consapevolezza di questo spossessamento non è accompagnata da alcuna nostalgia, da alcuna pre­dilezione per quel che dovrebbe essermi più vicino proprio perché ebreo. Scrivo da parecchi anni, a par­tire dai ricordi che mi ha tramandato mia zia, una sto­ria della mia famiglia, cercando di far rivivere quella che fu la loro avventura, le loro peregrinazioni, quel­la lunga marcia improbabile che li condusse dapper­tutto e in nessun luogo, quello smembramento senza fine i cui sopravvissuti non hanno più nulla in co­mune se non l'essere stati tutti privati della loro sto­ria. Ma non ho voglia di andare a controllare se la grande casa quadrata che mio nonno fece costruire a Lubartow è sempre in piedi. D'altronde non lo è più: non ci sono più ebrei a Lubartow e non ne restano neanche a Radom dove Robert Bober è inutilmente andato a cercare i ricordi di suo padre.

Quello che sono andato a cercare a Ellis Island, è l'immagine stessa di questo punto di non-ritorno, la consapevolezza di questa rottura radicale. Quello che ho voluto interrogare, mettere in dubbio, mettere alla prova, è il mio personale radicamento in questo non­luogo, questa assenza, questa frattura sulla quale si fonda ogni ricerca della traccia, della parola, dell'Altro.

Mentre decine di migliaia di vietnamiti e cambo­giani vanno alla deriva su imbarcazioni fradice alla ricerca di rifugi via via più ostili, tornare a commuo­versi su queste storie già vecchie può sembrare se non del tutto futile, quantomeno molto compiacente. Ma avvicinandomi a quest'isola abbandonata, attraverso il dialogo che ho tentato di instaurare con alcuni di coloro che - ebrei o italiani - passarono un tempo per Ellis Island, mi sembra di essere riuscito a far riecheg­giare, a tratti, alcune delle parole che per me sono ine­sorabilmente legate al nome stesso di ebreo: il viag­gio, l'attesa, la speranza, l'incertezza, la differenza, la memoria, e quei due concetti fiacchi, non indivi-dualizzabili, instabili e sfuggenti, che si riflettono vicendevolmente le loro luci tremolanti, e che si chiamano Terra natale e Terra promessa.


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