Storie del pianeta veronetta

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Dopo oltre dieci anni Marina Sorina ritorna alla narrazione, questa volta non con un romanzo, ma con una serie di racconti. Il primo elemento, veicolato dallo stesso titolo dato alla raccolta, è la dimensione spaziale, uguale in tutti i racconti proposti e riferiti a Verona, città ove risiede. In questi racconti il narratore è sempre intradiegetico al fine di proporre un maggiore coinvolgimento del lettore che oltre alla storia presta attenzione al narratore e alle sue riflessioni.

Ma, più che per gli aspetti sopra elencati, questo testo della scrittrice di origine ucraina presenta spunti interessanti perché l’io narrante assume facce sempre diverse. Ora è una eterosessuale, ora invece è un omosessuale, ora è una donna, ora è un uomo. Il pregio della scrittura consiste proprio in questa capacità di assumere psicologie diverse e modi di pensare ora maschili, ora femminili, ora omosessuali ora lesbiche.

È l’amore il protagonista di questi racconti, in tutte le sue sfaccettature. E tuttavia, emerge un aspetto particolare e cioè la corporeità della domanda d’amore. Non è l’amore platonico, ove il fisico gioca un ruolo secondario, non è l’amore struggente, ma ideale, petrarchesco, tenderei a dire, ma è l’amore che esige il coinvolgimento del corpo, che sente il fascino fisico della persona che si ama o vorrebbe amare.  In special modo è la figura femminile ad avvertire questa necessità del contatto fisico e desiderare che si sia schiacciati dal peso corporeo dell’altro.  Le descrizioni d’amore sono sempre solo allusive e non scadono mai nella volgarità.

Le storie sono quelle che si possono verificare quotidianamente. Tradimenti e gelosie di persone che sembrano amarsi. L’amore, quindi non riesce mai ad essere esclusivo. Anche se si è madre in un rapporto felice con il proprio uomo, tuttavia può accadere che ci si lasci trasportare e desiderare fisicamente da un altro.   Proprio come è la vita, incerta, varia, sempre nuova, così la realtà dell’amore è sempre nuova, cangevole, variabile. Ci si incontra e ci si lascia. Serpeggia qua e là, però, la paura e il timore della solitudine, della impossibilità di trovare la persona con cui poter condurre avanti la vita, che, da soli, è molto più ingrata che se la si conduce insieme a qualche altra persona. Ma più che una solitudine spirituale quello che sembri manchi sia la solitudine corporale. Il corpo dell’uomo (maschio o femmina che sia) necessita di contatto con un altro corpo.

È da sottolineare come le narrazioni prospettano il superamento di pregiudizi di ogni genere da quello etnico-razzistico a quello di genere. Ma sembra che questa prospettiva sia ancora acerba e non produca completamente esiti positivi. Si prenda ad esempio l’ultimo racconto Una giornata quasi perfetta.  L’amore in questo caso sembra abbia la meglio sui pregiudizi. Un islamico che è innamorato di una ebrea è quanto di più difficile da superare. Ma anche la differenza di età si pone come problema. Lei di una quindicina d’anni più anziana di lui, che nella cultura popolare araba è alquanto anacronistico perché si accetta che l’uomo sia anche più grande e, a volte, molto più grande della ragazza o fanciulla; il contrario fa nascere sospetti e dubbi.  Ancora, nel racconto Ruslan, il protagonista Bruno, che aveva sognato per tutta la giornata di poter avere un approccio corporale con il turista russo Ruslan, alla fine, non riesce a dichiarare il suo desiderio e deve accontentarsi di un semplice abbraccio.

Infine, mi sembra importante segnalare quell’aspetto dei racconti di Marina Sorina che conferisce loro un tocco di poesia. Mi riferisco alla inconcludenza delle storie raccontate. Nessuna si conclude definitivamente, ma tutte lasciano il varco aperto a successivi avvenimenti, a successive riaperture delle storie. Si rimane da una parte delusi perché si vorrebbe sapere se il marocchino, personaggio dell’ultimo racconto, riescirà a contrapporsi alla sorella e a difendere il suo amore, si vorrebbe sapere se Asaf poi ritornerà con la possibilità di un’apertura di una storia d’amore con lui da parte della protagonista nel racconto La neve.

Tutti questi elementi fanno del testo di Marina Sorina qualcosa di avvincente che si legge con curiosità ed interesse.

 

 

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