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tagliato per l'esilio

Sette racconti per lo più ambientati in Algeria anzi in quella regione particolare che è la Cabilia. Sette racconti che sanno della leggerezza calviniana, che si fanno leggere con piacere. Tagliato per l'esilio è il nome del primo racconto ma anche dell'intera raccolta di episodi narrativi; lo stesso titolo sembra essere carico di significato perché in ciascuno degli episodi viene descritto e narrato un aspetto di esilio.
Nell'antichità, e non solo, l'esilio era la condanna a cui era sottoposto chi si macchiava di colpe politiche o presunte tali. L'essere costretti ad abbandonare la propria comunità era una pena terribile perché l'individuo veniva misconosciuto come degno di appartenere alla comunità che l'aveva generato.
In questi racconti emerge la concezione che l'esilio sia qualcosa di insito nella storia dell'individuo indipendentemente dalle sue azioni politiche. L'esilio si accomuna e accompagna alla disappartenenza. Chi non si sente accettato dalla comunità d'origine non le appartiene e allora cerca un altrove, altri luoghi ove sperimentare la propria possibilità di esistenza e un proprio progetto di vita.
Certamente aver usato il termine "esilio", piuttosto che emarginazione o emigrazione sta ad indicare che comunque quando ci si allontana dalle persone, dal luogo che t'ha visto nascere e crescere si compie sempre uno strappo politico perché la comunità ove si è nati è una "civis" una comunità politica e qualunque separazione da essa rappresenta un esilio, anche quando l'allontanamento potrebbe sembrare dettato da condizioni psicologiche individuali. Se una collettività non sa assorbire gli individui con le differenze, i percorsi specifici e non li integra nella vita comune compie sempre un atto di ostracismo nei loro confronti.
Il titolo della raccolta è espressione di un tema che si addice a tutti gli altri racconti. Tutti i personaggi delle singole narrazioni, abbiano anche esito positivo sono, come detto in precedenza, dei disappartenenti.
Il primo racconto narra di una famiglia che progressivamente per la posizione culturale che assume viene sentita diversa fino a che il giovane protagonista non avverte la sua estraneità alla comunità e decide di andar via anche contro la possibile disapprovazione della sua stessa famiglia. In "Adieu Paris", Muhend non ha altro rimedio che allontanarsi dalla Cabilia per realizzare se stesso e dare uno scopo alla sua vita.
In "Anza" la difesa ad oltranza dei diritti dei propri figlia fa sì che Uerdiya diventi una incompresa e non più accetta dalla sua comunità.
In "Va a casa tua" si evidenzia l'incomprensione che si ha nei confronti di chi all'aspetto è un diverso, è un emarginato.
"Diritto di passaggio" è un racconto ove la consuetudine a volte può minacciare il diritto di proprietà.
Omar Ait Sliman è anche lui un disappartenente e il negativo esito finale, raccontato in "Una tragedia della passione" è spiegabile solo collegando questo suo vissuto psicologico con la possibilità mancata del superamento della remora interiore.
Infine in "Il Bonsai" più che il divertente epilogo finale il racconto verte sulla iniziale necessità di allontanarsi dal paese d'origine per cercare soluzioni di vita in un altrove più rispondente forse ai propri sogni.
Karim Metref, nonostante sia in Italia da solo 10 anni, dimostra una sicura padronanza della lingua con un periodare che se non è ampio e articolato sul piano sintattico, non è neppure fatto da semplici periodi paratattici.
Sarebbe necessaria una maggior cura di editing, perché qua e là traspare qualche imperfezione ortografica.
20-10-2009

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