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Oggi forse non ammazzo nessuno

Randa Ghazy, giovane scrittrice di origine egiziana, si è già distinta per due pubblicazioni edite dalla stessa casa editrice: Prova a sanguinare e Sognando Palestina.
I due romanzi trattavano della questione palestinese ed avevano come protagonisti ragazzi immersi nella terribile esperienza della continua guerra e delle disastrose conseguenze sull’intera condizione della loro vita. Con questo romanzo, Randa Ghazy affronta un altro argomento, vicino alle problematiche giovanili, ma specialmente inerente alla sua condizione di giovane italiana d’origine egiziana.
Non è un romanzo autobiografico, anche se molte delle esperienze, dei dubbi riportati, forse appartengono alla sua vita. Il problema dei giovani italiani d’origine straniera, così come viene raccontato da questi giovani scrittori, da Igiaba Scego, a Jadelin Gangbo, alla stessa Randa Ghazy, si attorciglia intorno alla identità, connessa alla religione, alle abitudini di vita della famiglia, a volte in contrasto con quelle del mondo circostante; insomma, a un mondo culturale veicolato più o meno fortemente dalla famiglia che si scontra col mondo culturale oggi esistente in Italia appartenente, sotto molteplici aspetti, a quella del mondo occidentale.
Ora è la questione del velo, visto come scelta individuale piuttosto che condizionamento culturale, ora la verginità, vissuta anch’essa come propria identità, ora la scelta del proprio ragazzo, sganciata dalla influenza familiare: modi di fare che si scontrano con la prassi di vita occidentale. Eppure Jasmine, la protagonista del romanzo di Randa Ghazy, sente il fascino della cultura europea, in cui l’emancipazione permette alla donna una realizzazione di sé possa anteposta agli obblighi familiari; una cultura in cui la donna sembra finalmente del tutto uguale all’uomo.
Jasmine, tuttavia, scopre man mano che la cultura della propria famiglia va tenuta in considerazione, non può essere rifiutata di punto in bianco; si accorge come al di là delle apparenze anche nella cultura d’appartenenza, sono le scelte individuali che contano. Comprende che, anche all’interno del tradizionale matrimonio islamico, la donna ha un suo ruolo.
Ciò che emerge dal romanzo di Randa Ghazy è la comprensione che ciò che importa è l’essere l’autentici. Al di là della religione, delle culture particolari, essere rispettosi degli altri permette la possibilità di serena convivenza.
Certamente nel romanzo della scrittrice di origine egiziana risalta la “disappartenenza” che man mano emerge in quegli italiani i cui genitori provengono da altri paesi, specialmente se si tratta di paesi del Sud del Mondo.
Essi non riescono facilmente a collocarsi e a trovare la propria dimensione, stretti, come sono, fra legami familiari comunitari e richiami della cultura del paese ospitante, che non tollera comportamenti differenti. Si rischia di essere tacciati ed evidenziati come diversi, mentre l’ansia giovanile è quella della omologazione.
Quando poi le tensioni omologanti vengono frustrate il rischio è il ripiegamento su se stessi, sulla propria famiglia, sulle abitudini e culture etniche tradizionali, con la creazione di microsocietà che non comunicano fra di loro e che sono terreno fertile per possibili scoppi di rivalità anche per semplici banalità.
L’organizzazione linguistica del romanzo di Randa Ghazy è particolare. Si può definire espressionistica, perché attraverso la scrittura, le singole espressioni o parole, isolate pur se all’interno di un periodo o frase, tendono ad evidenziare e rimarcare il contenuto, lo stato d’animo, il sentimento veicolato.
Il romanzo si legge con interesse ed è molto adatto al pubblico giovanile.

25-04-2007

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