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La promessa di Hamadi

Il libro è diverso da quelli che lo hanno preceduto ( Io venditore di elefanti, Immigrato e Chiamatemi Alì) perchè i referenti sottesi sono differenti. I primi tre si rivolgono al grande pubblico italiano, che sta subendo lo shock dell’arrivo di un tale numero di immigrati che non avrebbe mai pensato. Quello di Ba e Micheletti si prefigge di parlare a ragazzi in età scolare e a quel gruppo di alunni che va dalla terza media al biennio di scuola media superiore.
La comunicazione che si intende fare riguarda il mondo degli immigrati, in special modo dei senegalesi, la loro vita, i loro costumi, le difficoltà di ambientazione in Italia.
È un testo che prende per mano lo studente e lo avvicina alla vita dei senegalesi nel loro territorio, alle difficoltà di poter sopravvivere, alle carestie che determinano la povertà di quel popolo, alla necessità e speranza di emigrare come ultimo tentativo per poter porsi davanti una prospettiva di vita. Il testo scandisce con un percorso lineare e comprensibile i vari passaggi che portavano l’emigrato, all’inizio degli anni ‘90, a trovare la strada per arrivare in Italia con tutte le problematiche relative al mondo degli immigrati di quegli anni. La difficoltà di vita senza un permesso di soggiorno, la umiliazione che dovevano sopportare sempre ricattati nella loro posizione di irregolari, le continue angherie perpetrate dalle forze dell'ordine, la difficoltà nel trovare l’alloggio.
In questo viaggio didattico si inserisce la vicenda di Hamadi, che viene man mano svelata dal fratello Semba. Quegli ha sfidato la mafia (camorra), perchè non solo non ha voluto sottomettersi alle loro prepotenze ma ha anche denunciato gli autori di violenze e soprusi.
È solo in parte un libro di formazione, non riesce ad essere neppure un vero giallo, perchè l’investigazione, la ricerca, è limitata, attenuata. C’è, infatti, un’altra preoccupazione che è presente negli autori e cioè il mostrare quanta è dura la vita di un immigrato senegalese in Italia e in una grande città.
L’intelligenza degli autori è quella di aver fornito alle scuole uno strumento didattico informativo non sotto forma di saggio, ma sotto forma di romanzo. E intanto un primo elemento, nell’ambito della letteratura della migrazione, è da tener presente. I tre testi che precedono La promessa di Hamadi trattano di storie autobiografiche; a torto o a ragione sono stati definiti “racconti di vita”, e presentano tutte le caratteristiche di un tale tipologia di scritti: il narratore è in prima persona, i fatti avvenuti riportati fedelmente, i personaggi non metaforici, ma reali.
Nel libro scritto da Ba e Micheletti si organizza, invece, una fiction particolare che ha scopo didattico, ma sempre fiction è. I personaggi non sono riproduzione di personaggi vissuti ma hanno la caratteristica della verosimiglianza. Forse era l’unico modo per far passare informazioni e notizie alla scuola su quel mondo degli immigrati che era ancora del tutto sconosciuto alla maggior parte degli italiani agli inizi degli anni ‘90 e il cui massiccio arrivo stava producendo ostilità, resistenza, che ormai sfociavano in veri atti di xenofobia se non razzismo.
Ma in tutta la letteratura mondiale ci sono testi che scritti con intento essenzialmente didattico si sono poi rivelati capolavori anche sul piano letterario: Si pensi a I viaggi di Gulliver, oppure al nostro Pinocchio. L’operazione fatta dai coautori è stata sì quella di scrivere un testo per ragazzi di scuola su cui fosse possibile intervenire con strumenti didascalici, sia sul piano della conoscenza che su quella degli aspetti più formali di un testo come quello della divisione in sequenze, della rintracciabilità di personaggi significativi e della loro funzione, ma che avesse anche il sapore letterario, cioè fosse un vero romanzo con tutte le caratteristiche che esso presenta. Particolare in questa costruzione narrativa assume la peculiarità del narratore. È un defunto, è il fratello del protagonista Semba.
Due sono gli aspetti che se ne possono trarre fuori. Il primo è che avere come narratore un fratello diventa accattivante sul piano didattico. È una invenzione funzionale alla finalità dello scritto e riuscitissima, perché porre un fratello maggiore come narratore assolveva alla duplice mansione di essere un insegnante e di essere particolarmente vicino al mondo dei ragazzi. È un fratello particolare che assume sul piano semantico la funzione della paternità, cioè di guida e riferimento valoriale per il giovane Semba. Non è un caso che nella vicenda il padre dei due giovani è scomparso fin da quando i ragazzi erano in tenera età.
Ma il narratore è anche uno che è morto. Si saprà alla fine come e perché, quando il narratore diventerà per un breve capitolo personaggio che si esprime in prima persona, ma è pur sempre uno che può conoscere il mondo narrato perché ha una visione più elevata extraumana degli avvenimenti. La intelligenza dei due autori è stata quella di aver fatto passare questa possibilità narrativa senza che il testo diventasse macabro o assumesse contorni funerei.
Non so come si sono svolti i rapporti creativi fra Saidou Moussa Ba e Alessandro Micheletti, ma la leggerezza del narratore rappresentato da un defunto, così come avviene in questo romanzo, quasi certamente è ascrivibile alla cultura senegalese, e di quel poco o tanto di animistico che è presente in essa.
Il romanzo, perché di romanzo si tratta, si pone l’obiettivo di insegnare qualcosa e di aprire la strada a una speranza futura ove la rigidità degli steccati nazionali, delle separazioni di etnie per motivi di colore scompaiono. Vuole insegnare ai giovani che nonostante le apparenze il mondo degli immigrati e fatto di gente che esprime valori di giustizia, eticità, amicizia, rispetto. Alcune sottolineature espressione della cultura centroafricana fanno da contorno essenziale della struttura della narrazione. L’importanza data alla “maga” Mahali, più venerata, più temuta, più ascoltata del marabutto, il “sacerdote” islamico. Non è un caso che il testo si apre e si chiude con una invocazione a Mahali.
L’importanza degli amuleti, che si tratta di una conchiglia, che si tratti della sabbia è un elemento portante della cultura africana e non c’è uomo che parta, che si avventuri in un viaggio senza portarsi il suo amuleto. Ma anche la sottolineatura data alla cultura dei griots, cantori, aedi della comunità anch’essi costretti a emigrare e incapaci quasi di esprimere la loro arte di canto fuori dal loro territorio.
Il romanzo di Saidou Moussa Ba e Alessandro Micheletti alla fine si rivela un testo che piace anche agli adulti. Intanto non è un testo che giustifica tutto degli stranieri. Mette in rilievo che anche fra di loro ci può essere chi cerca di approfittare e delinque screditando anche tutti gli altri stranieri, chi delinque per necessità.
Il testo è una geografia della realtà del mondo degli stranieri con le loro miserie e le loro grandezze.

2006

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