Articoli

L'uomo parlante

Uscito nel 2007, L'uomo parlante è l'unico romanzo dello scrittore di origine siriana. Fino a questo punto l'autore si era cimentato in racconti più o meno lunghi, più o meno densi. Con questo lavoro Yousef Wakkas affronta la fatica e l'onere di una composizione che rispetto al racconto, breve o lungo che sia, ha una complessità formale e una organizzazione dei personaggi diversa. Per dirla con Batchin, il racconto è molto simile alla struttura dell'epos, mentre il romanzo è borghese. Il racconto fissa e definisce i personaggi, il romanzo li pone in una situazione di continuo mutamento che neppure la chiusura della vicenda, qualunque essa sia, fa cessare così che al termine, un qualsiasi romanzo potrebbe ricominciare proprio come è la storia della borghesia che continuamente si rinnova e ricomincia pur in una costante crisi.
Il romanzo L'uomo parlante è una sorta di favola ove ci sono i personaggi eroi e gli antagonisti con gli aiutanti e come in tutte le fiabe il racconto riguarda la storia d'amore, le prove da superare per poter arrivare al traguardo finale, ma guarda caso non del matrimonio fra i due promessi quanto "Tamer, ti prego non svegliarti. Abbiamo un'altra missione da compiere". E proprio come ogni romanzo borghese tutto può ricominciare da capo.
In questa cornice formale Yousef pone alcuni contenuti che danno il senso a tutto il romanzo. Si potrebbero riassumere in tre ambiti fondamentali:
1) La migrazione e in special modo quella non riconosciuta (clandestina – si direbbe con brutta terminologia tutta italiana) perché va oltre le regole parziali, ingannatrici, disumane che la società pone nel tentativo di auto conservarsi. 2) Il rapporto fra umanità e tecnologia, ove quest'ultima si rivela incapace di rispondere ai bisogni dell'uomo, ma anzi vuole imporsi e soffocare ogni espressione di libertà e di sviluppo dei sentimenti. 3) Il rapporto fra umanità e animalità, ove questa risulta capace di porgere significativi aiuti all'uomo. Nella lotta fra umanità e tecnologia , l'animalità rappresenta un momento fondamentale per riscoprire la direzione da intraprendere per sconfiggere la tecnologia.

Alcuni aspetti di come Yousef tratta il primo punto sono significativi. Inizialmente la figura di Tamer, il protagonista, è così descritta:"Si parlava ovunque di lui, vile e malvagio anche se apparentemente rifletteva le tracce di una sapienza remota, senza però nascondere le sfumature di una malinconia che risaliva all'epoca in cui gente di tutte le razze, impazzita, si spostava continuamente da un capo all'altro del pianeta….Unica testimonianza, i resoconti delle agenzia di stampa: c'erano tanti clandestini che si prefiggevano di buttarsi in mare piuttosto che ritornare ai loro paesi d'origine". E più avanti:"Sapeva la verità meglio di chiunque altro; era clandestino e maldestro. Dopo lo sbarco, era salito a nord e aveva passato alcuni mesi a lavare i vetri delle auto che si fermavano all'incrocio di un viale strategico della metropoli. Poi era stato messo al bando dai suoi stessi connazionali. Era lento e non riusciva mai a raggiungere la velocità minima richiesta: trenta secondi per pulire il parabrezza e incassare il compenso prima che scattasse il verde. Sognatore com'era spesso si dimenticava del secondo dettaglio, il più importante". Questa figura di protagonista è quella che poi si rivelerà capace di opporsi ai clowns che stanno tentando di impadronirsi della terra e imporre la loro inumanità.
In poche parole il migrante, il clandestino è colui che sarà capace di riportare la terra a nuova umanità.
La tecnologia è vista come qualcosa di negativo: "Il nostro amico vorrebbe occuparsi di Tecnologia. - E con questo? - domandò il gatto ancor più svagato di prima. - Ma sei proprio tonto micio! - disse l'asino con una lunga smorfia - Ciò significa che ci lascerà per sempre. - Vorresti dire che potrebbe diventare un nemico? - chiese il gatto con sospetto. - Beh! Per il momento, non possiamo azzardare un'ipotesi simile. Tutto dipende dall'uso che farebbe della così detta Tecnologia ."
E' incerto l'uso che viene fatto della tecnologia. Sul piano narrativo da un marchingegno nascono i clowns, che vorrebbero imporsi agli uomini, e quindi in sé la tecnologia sarebbe negativa. Ma il giudizio è sempre sospeso così come dice il gatto.
Quello che invece lascia in qualche modo stupiti è l'aspetto negativo che assume la figura del clown. Ciò sarebbe in contrasto con i luoghi poetici che hanno quasi sempre visto nel clown qualcosa di positivo. Fellini in 8 e mezzo per significare il dominio della libertà, della verità, dell'innocenza si affida a due simboli consolidati: il clown e il bambino.
In uno scambio di e-mail Yousef Wakkas così interpreta la creazione di questi personaggi: "io ai clowns assimilo le nostre idee che spesso ci conducono alla rovina. Ho scelto il clown per il suo aspetto e la sua immagine che rispecchia in gran parte ciò che cerchiamo di nascondere, cioè l'essere pagliacci nati".
Per quanto riguarda il terzo aspetto è sufficiente questa semplice citazione:"Hank giunse alla conclusione che se la saggezza avesse avuto un aspetto, sarebbe stato quello di un quattro zampe. Più tardi, frugando tra i suoi ricordi trovò conferma nelle parole dell'asino e nelle osservazioni mistiche del gatto".
La dimensione favolistica è quella che lo scrittore di origine siriana sta prediligendo in questi ultimi tempi.

settembre 2010

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information