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Merk e i gatti

Ero presente alla presentazione dell’ultimo testo de “I Vitali” fatta alla villa Monastero a Varenna. Ambiente fra i più intonati per la presentazione di un libro che dell’ambiente del sito lacustre e della villa Monastero ne aveva fatto il luogo privilegiato di descrizione. 
All’inizio era stato presentato come breve racconto, poi corretto in breve romanzo da Leonardo Castellucci, ma è aleggiato fra i presenti, specialmente fra coloro che non avevano ancora potuto leggere il lavoro di Andrea Vitali, il dubbio dell’appartenenza al genere del racconto o del romanzo; dubbio rinfocolato dallo stesso scrittore che ha voluto sottolineare la difficoltà a scrivere racconti, forse maggiore di quella della stesura di romanzi.  C’è chi attribuisce l’appartenenza ad un genere piuttosto che ad un altro  sulla base della lunghezza del testo e/o del numero di pagine.  Però a questo punto è da chiedersi qual è la linea di demarcazione fra un racconto e un romanzo: 30 – 40 pagine dattiloscritte con corpo 12 e 1200 parole per pagina? Non credo che la distinzione fra un genere ed un altro possa dipendere da questo, ci devono pur essere delle ragioni strutturali oltre che dimensionali. Non è la prima volta che affermo,   sulla base anche di alcune riflessioni fatte a partire dagli scritti del noto critico letterario Bachtin, che la differenza essenziale fra romanzo e racconto è che il primo assume il tempo e i personaggi come elementi in divenire, che si evolvono, che cambiano, così come avviene nella vita di tutti i giorni, il secondo acquista quasi sempre la dimensione mitica del personaggio avvolta in un tempo e uno spazio che,  seppur definito nel tessuto narrativo, si manifesta alla nostra sensibilità e percezione come tempo e spazio eterno, definito una volta per tutte.   E’ pur vero che alla struttura del romanzo o del racconto concorrono anche altre caratteristiche, come ad esempio la molteplicità o meno dei personaggi, tuttavia la loro dimensione mitica è essenziale. Il racconto fissa, scolpisce i personaggi che nella loro caratteristica si sono ormai sedimentati nel nostro subconscio e la narrazione non fa altro che richiamarcela perché appartiene alla coscienza storica dell’essere uomo.
Merk e i gatti è un romanzo breve ma romanzo, bello, avvincente, che si legge senza interruzione . Che tipo di narrazione è quest’ultimo scritto di Andrea Vitali? Nell’introduzione a firma di Filippo Merk, il personaggio del breve romanzo, si allude al genere “giallo” forse perché non tutto è chiarito, non tutto è conoscibile e conosciuto alla fine (anche la copertina è di colore giallo quasi a richiamarne il genere narrativo).  Gli episodi finali lasciano sempre nell’incertezza e nel dubbio che non sia tutto vero ciò che ormai sembra evidentemente preconizzato. Preferisco, invece,  attribuire lo scritto al genere fantascientifico anche perché di aspetti della scienza fisica si parla e di possibili sviluppi della natura di cui ancora non conosciamo appieno ogni cosa. Un testo fantascientifico, realistico nella sua ossatura più ampia, dove non ci sono dischi volanti, altri pianeti o alieni, ma una storia d’amore fra una ragazza, venditrice di giornali, e un giornalista con suoi sogni di  aspirate autore di fumetti.  La dimensione scientifica sarà superiore alla stessa fantasia. E’ un testo che appassiona da subito o lo si legge tutto d’un fiato.
L’elemento più caratteristico, però, è la scoperta della consistenza del Vitali scrittore in questa seconda e altra scrivania, come lui stesso definisce questa tipologia di scrittura. Qualche racconto apparso qua e là, la linea editoriale de “I Vitali”, il volumetto “Manone”, stanno ad indicare uno scrittore che sperimenta, si cimenta in molteplici forme narrative. Alessandro Manzoni, ma come lui la maggior parte degli scrittori, hanno usato oltre che diverse forme narrative anche diversi generi letterari prima di individuare la propria linea, la propria dimensione poetica. Verga della prima maniera, scrisse molte opere prima di approdare al verismo e alla stesura di capolavori come I MalavogliaMastro don Gesualdo.   Le molteplici scrivanie di Andrea Vitali rivelano la tempra di vero scrittore che assapora le diverse modalità della narrazione per rintracciare il filo conduttore della sua poetica. Il Vitali dei racconti, della linea editoriale “I Vitali” è totalmente diverso da quello dei romanzi ambientati a Bellano. In questi i capitoli sono brevi, le descrizioni psicologiche sono appena accennate perché la caratteristica dei personaggi è costruita coralmente, dall’ambiente, dalla stessa comunità, che assegna nomignoli distintivi e indicativi della tipologia dei personaggi. Il Vitali dei racconti, del breve romanzo Merk e i gatti, dei testi  “I Vitali”, si dipana, si dilunga nella descrizione psicologica, nel cercare di penetrare nell’io del personaggio. 
La sperimentazione narrativa di Andrea Vitali non è solo il tentativo di dar adito a più voci del suo spirito creativo, ma a rinvenire quella forma di scrittura che appiani il tormento che assilla ogni vero artista teso a rintracciare la più alta dimensione poetica frutto di sintesi meravigliosa fra forma, struttura e contenuto.
I Disegni, gli acquerelli di Giancarlo Vitali sono vitalissimi, ne esprimono la sinuosità dei movimenti  legati alla loro autonomia e indipendenza. La loro rappresentazione di animali imprendibili, misteriosi ben si accompagna al mistero del finale del breve romanzo di Andrea Vitali. Ma del valore dell’artista Giancarlo Vitali, da tempo pienamente riconosciuto, è pleonastico parlarne.
 
11-09-2013

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