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Tra due mari Abate

 

Anche in questo romanzo è di grande importanza la dimensione epica, che si sviluppa su linee diverse da quelle dei romanzi precedenti. Qui abbiamo un'epica fatta, oltre che di storia, di viaggi che non hanno più la dimensione dell'avventura: il viaggio di A. Dumas che segna i destini futuri della famiglia Bellusci, il viaggio intrapreso da Giorgio Bellusci per andare a Bari a sposare Patrizia, continuato poi con il fotografo Hans Heumann per tutta la Calabria e quello di Claus, figlio di Hans, che da Amburgo vola a Roccalba per sposare la figlia di Giorgio Bellusci.
La stessa storia della ricostruzione del Fondaco del Fico assume un carattere epico per i contrasti e le difficoltà che si incontrano nell'impresa. Il protagonista così viene guardato con rispetto specialmente dai giovani che possono finalmente avere davanti un esempio di eroicità cui ispirarsi.
Un secondo aspetto rilevante nel romanzo di Carmine Abate è il tema del ritorno compiuto da un giovane figlio di una italiana sposatasi con un tedesco e nato in Germania, che alla fine sente come sua anche la terra calabrese e non solo perché da piccolo ha trascorso molte estati di vacanza a Roccalba o perché la sua futura moglie è di quel paese, ma perché sente il fascino dell'atmosfera della terra calabra, dei suoi colori, dei suoi profumi, del suo cibo.
In questo intreccio si snoda un avvicinamento di spazi, di culture, non più così distanti. Sembra una vicinanza che supera le barriere xenofobe più consolidate. La figlia di Giorgio è completamente inserita nel tessuto sociale tedesco e così pure Florian non sarà ritenuto un estraneo dalla comunità dei Roccalbesi.
Ma forse l'elemento più significativo di questo romanzo è dato da un nuovo rapporto che si stabilisce fra le generazioni. I rapporti fra Giorgio Bellusci e il nipote Florian acquistano non solo l'aspetto di complicità, ma anche quella della consegna di obiettivi, di ideali, di tensioni etiche e morali fra una generazione e l'altra. Carmine Abate intuisce ciò che socialmente si avverte, che aveva già intravisto la Tamaro con il romanzo Va dove ti porta il cuore. Vi è una attenzione da parte dei giovani nei confronti delle generazioni passate, specialmente coi nonni, più che coi genitori con cui si stabilisce sempre un contrasto, per l'acquisizione della propria maturità. Il recupero delle relazioni fra generazioni può portare alla riscoperta e riacquisizione di valori e tensioni etiche così dilapidate nella società d'oggi.
Rispetto ai precedenti romanzi di Abate, ma anche al successivo "La festa del ritorno", scompare la contaminazione linguistica, cioè quella presenza di intere frasi in lingua arbëresh o anche di elementi dialettali. In questo romanzo solo qua e là alcuni termini vengono assunti a dimensione linguistica nazionale. Un esempio fra tutti è l'uso di "diavolicchio" il cui corrispettivo italiano è peperoncino. Né poteva essere diversamente, perché non si tratta di migranti, per i quali il ricordo, la perpetuazione della lingua parlata dalla comunità d'appartenenza è un elemento di difesa della propria identità.
In quest'opera la presa di posizione sociale da parte dell'autore è molto significativa. Egli mette in evidenza il danno sociale oltre che economico dovuto alla presenza della 'ndragheta, uno dei mali più deleteri che affligge quel territorio del Sud d'Italia. Abate non dà soluzione a questo problema. E' presente sullo sfondo come elemento da combattere.
Tra due mari è anche l'intreccio di due storie, quella di Hans Heumann e quella di Giorgio Bellusci. Si apre con il loro incontro e si chiude con l'epilogo delle loro vicende. Due persone che si conoscono accidentalmente, si imparentano perché i loro figli si sposano, si sostengono nel momento del bisogno e concludono insieme le loro esperienze. Non sono vite e storie parallele perché l'uno ha conseguito il successo, ma sfruttando la disponibilità dell'altro, mentre questi per conseguire i suoi obiettivi incontra difficoltà che avrebbero dissuaso qualsiasi uomo dotato di un minimo di razionalità. La relazione che si stabilisce fra i due, quella dei loro figli, è paradigma di un mondo che si trasforma e in cui gli spazi, le regioni, le lingue diverse non sono un ostacolo, ma anzi possono diventare strumento di maggiori sodalizi.
Un aspetto particolare della modalità narrativa di Abate messo in atto in questo testo riguarda lo scarto esistente fra l'ordine cronologico della narrazione e quello della realtà. L'autore ricorre volentieri al flash back non solo con il protagonista, ma quasi tutti i personaggi rivelano momenti di vita passata, esperienze trascorse. A volte gli episodi sono appena accennati e si rimanda a momenti narrativi successivi. Questo espediente narrativo crea attesa e desiderio di conoscere così che il lettore è spinto a continuare la lettura. La narrazione si intreccia, si snoda in volute, in ricorsi, in sospensioni e in riprese. Un confronto fra i cambiamenti dei tempi cronologici nello sviluppo narrativo e quelli della realtà porta al seguente schema. Sviluppo narrativo: A-B-C-D-E-F-G-H-I-L-M-N-O-Q-R-S-T-U-V
Tempi della realtà: F-I-R-C-M-N-O-B-D-E-A-G-H-L-Q-S-T-U-V
Ho individuato con le lettere momenti sequenziali, a volte quando la cronologia era successiva, ho mantenuto la stessa lettera anche con sequenze funzionali diverse. Come è possibile osservare i tempi del passato sono inseriti nella struttura narrativa in modo non sequenziale, ma come un elastico che viene teso e si allunga in maniera più o meno ampia.

 

13-02-2007

 

 

 

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