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Vivere per addizione Abate

 

Gli anni veloci, il romanzo di Carmine Abate uscito nel 2008, aveva segnato una rottura tematica e linguistica rispetto ai romanzi precedenti. Ci si sarebbe aspettato una prosecuzione dell'ultima fatica narrativa dello scrittore calabrese ed invece il nuovo libro rappresenta da una parte un ritornare, piuttosto che alle tematiche, al linguaggio dei testi composti fra la fine degli anni 90 fino al 2006, dall'altra un momento di riflessione e di pausa per comprendere il senso della produzione fatta fino a questo momento e la direzione poetica che essa deve assumere, visto i cambiamenti sociali intervenuti nel frattempo.
Il testo è una raccolta di racconti scritti in vari momenti e fra un romanzo e l'altro. Il primo racconto risale addirittura al 1984, gli altri sono stati scritti successivamente, quasi una cronistoria delle meditazioni che venivano fatte ad intervalli fra un romanzo e un altro.
Il titolo della raccolta e l'epilogo tendono a far pensare ad una sorta di analisi sulla propria identità e alla riscoperta comunque della propria identità multipla, come oggi si dice, ma come più correttamente, sul piano matematico, "per addizione", dice Abate.
Sembrerebbe, quindi che la tematica successiva delle opere dello scrittore calabrese possa essere imperniata sulla identità.
L'insieme dei racconti proposti in questa raccolta e specialmente quelli della parte finale pongono, però, altre questioni, altri problemi.
La chiave di lettura più profonda ci viene dal racconto Prima la vita. In questa narrazione viene descritta prima di tutto la mutazione sociale che sta intervenendo al suo paese di nascita. La popolazione diminuisce, l'asilo comunale è stato chiuso da anni,ma specialmente sono arrivati gli immigrati.
Sono cambiamenti molto significativi e forse, sul piano del rapporto fra realtà e creazione poetica di Carmine Abate, sconvolgenti.
La comunità d'origine sta scomparendo, i ritorni si stanno dileguando, ma argomento nuovo di impatto sociale sono gli immigrati con le loro storie, le loro cose, con i loro sguardi, con le loro voci che assomigliano tanto alle storie, alle voci, agli sguardi, alle cose che i compaesani, quando partivano per la Germania, avevano. E si pone subito un problema. C'è chi ricorda e paragona la propria migrazione con quella dei nuovi arrivati, ma c'è chi dimentica o rimuove la storia propria o della stessa comunità e rincomincia a pensare, ad esprimersi come facevano i tedeschi quando arrivavano i calabresi in Germania. Gli alemanni accusavano i meridionali italiani di rubare il loro lavoro. Ma forse più che dimenticare c'è chi incomincia a costruire la propria base politica. Quando una comunità non vede più partire i propri figli, ma vede arrivare nuove facce, nuove persone, c'è chi condensa su di loro dapprima diffidenza e poi xenofobia e infine odio, razzismo, proprio come avveniva per i calabresi in Germania
Carmine Abate ha compreso che non si può più parlare del razzismo subìto dai "germanesi", non si può più parlare dei sensi di malinconia per il ritorno alla propria comunità, perché questa è cambiata ( ogni cambiamento porta con sé il distacco da ogni possibilità di ritorno), non si può più parlare dell'attesa dei una comunità attorno al "fuoco", ma ormai bisogna parlare del razzismo che è quello di casa: questa è la nuova sfida poetica.
Altri sono gli argomenti che si affacciano, altre sono le questioni che oggi l'Italia pone; uno scrittore che possiede un minimo di senso civile non può sottrarsi a confrontarsi con essi ricreando, rivedendo la sua poetica e le tematiche connesse.
Lo scrittore calabrese, in questa raccolta ancora in via sperimentale, prova a usare moduli linguistici nuovi, questa volta non più della lingua calabro-arbëreshë, che comunque in questo testo è ancora molto presente, ma della probabile lingua del nuovo immigrato che non ancora è in possesso totale dell'italiano. Nel recente testo di Cristina Mauceri e Grazia Negro, Nuovo immaginario italiano c'è un capitolo dedicato proprio agli scrittori italiani che modulano una lingua italiana particolare come se fosse quella usata dagli stranieri nella loro comunicazione. E' un capitolo che fa pensare e pone problemi sul piano della correttezza dell'uso di un italiano non corretto nella bocca degli stranieri immigrati.
Un po' di attenzione sarà quindi da porre su questo piano se ho ben compreso le nuove ipotesi poetiche di Carmine Abate.
La raccolta di racconti presente in Vivere per addizione si legge volentieri e voracemente perché la sapienza narrativa di Carmine Abate produce attenzione e attrazione.

 

19-05-2010

 

 

 

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