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princesa jannelli

 

Princesa oltre che un testo narrativo è un documento di emarginati, che vengono rifiutati. Si struttura attraverso il percorso autobiografico di un brasiliano transessuale, ed assume un aspetto di grande umanità e compassione perché rappresenta la storia quotidiana di violenze e sfruttamento. È una narrazione particolare anche per gli aspetti di trasferimento linguistico. Il racconto orale infatti passa in carcere dalla brasiliana Fernanda Farias, ad un pastore sardo ed a Maurizio Jannelli. È stato quest’ultimo ad assumersi la responsabilità dello scritto.
L’autobiografia è organizzata mediante brevi e rapidi squarci mnemonici che conducono il lettore alla conoscenza degli elementi che sono stati causa del progressivo passaggio del protagonista alla transessualità.
Vi è una ragione logica alla base della scelta narrativa.
Il mutamento dalla mascolinità alla femminilità è analizzato mediante l’insieme delle relazioni che si stabiliscono fra Fernanda Farias e i compagni, i giochi fatti con loro, i rapporti con la mamma nella quotidianità dei gesti. È quindi una memoria delle relazioni, fatta di episodi che hanno un percorso temporale discontinuo. Non emerge uno sviluppo dei cambiamenti interiori, che avrebbero necessitato la rappresentazione di un tempo più continuo. Il cambiamento verso la transessualità si coniuga con la violenza sessuale ripetuta, con lo scivolamento verso la prostituzione necessaria e contemporaneamente voluta perché parte inscindibile della trasformazione in atto. Dagli atti, dalle azioni descritte affiora tuttavia una profonda umanità. Il protagonista, infatti, è alla ricerca di un rapporto affettivo stabile che ogni volta viene frustrato.
Traspare anche un sincero senso di moralità. Intanto la discrezione del suo essere di giorno: gonne lunghe e trucco poco vistoso e la coerenza della espressione sessuale con la nuova personalità che si è costruita. Fernanda nei suoi rapporti di prostituzione vuole essere una femmina e rifiuta ogni atteggiamento diverso da lei definito “vizioso”.
Una pagina del testo è illuminante per restituire ragioni interpretative più profonde. “Cammino dentro strettoie, slarghi, lungo pareti buie di palazzi silenziosi e sconosciuti. Scivolo, mimetizzato dentro passi d’uomo, attraverso sguardi notturni, occhi guardinghi che mi fermano il cuore e il respiro. Animale da preda, animaletto senza tana né rifugio. La città sconosciuta lievita dentro di me un’inquietudine che scombina in caos, è il mondo intero che mi minaccia, che sfugge al mio controllo. Sono solo. Mi tengo stretto alla valigia, poche cose…”.37
Le notizie su come la storia è stata costruita, ci dicono che difficilmente i sentimenti riportati possono essere passati da Fernanda Farias a Maurizio Jannelli. È proprio quest’ultimo che costruisce un personaggio che certamente per molti aspetti lo rappresenta.
La storia del transessuale nella sua obbedienza ad una volontà superiore che non si riesce a contrastare, perché la nostra vita è segnata, voluta dal destino38, è omologa al condizionamento, nella esperienza della clandestinità del brigatista rosso, e alle forze complesse che costituiscono la vita di un essere umano. Sembra di capire che le due vite camminino parallelamente, l’una verso la definitiva femminilizzazione e prostituzione, l’altra nella clandestinità sempre più dentro la lotta armata.
La struttura diacronica e rapsodica della scrittura narrativa disegna in totale omologia la vita del protagonista che può solo essere proposta per brevi episodi ricordati.
De Andrè, sensibile alle sofferenze degli uomini, ha tratto da questo romanzo una canzone che sottolinea le sofferenze di una vita alla ricerca della propria autenticità.

 

2006

 

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