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migrazioni

 

Come si vive un territorio, un luogo, come lo si assapora fisicamente o anche spiritualmente, come lo si investe di affettività, è un fatto diversissimo in ciascuno di noi. 
Una delle differenze significative fra i vari popoli è l'uso degli spazi, sedimentato da secoli di cultura e di tradizioni. 
Ma anche il singolo percepisce il territorio in maniera differentissima da chiunque altro. 
C'è chi passa attraverso un luogo velocemente per approdare al più presto possibile al suo rifugio, la sua casa, che sente la più sicura. 
C'è chi sembra volere fuggire da casa per andare ad abitare i luoghi che lo vedono camminare. Spesso ci si impossessa anche dei non luoghi come i caffè. Abitudine per altro di letterati a Trieste. C'è chi strapazza il territorio che attraversa perché solo luogo di transito. 
C'è chi invece lo cura e lo abbellisce perché estende la sua casa anche all'esterno. 
Ciascuno vive il territorio in modo diverso. 
Chi migra ha un doppio problema: capire come gli autoctoni manipolano i luoghi e dall'altra parte investire di affettività la nuova residenza, pena il prolungarsi del disagio della migrazione. "La mia città è in realtà un caleidoscopio d'altre città che si sono fatte amare, odiare e dove ho lottato per sentirle amiche benevole. Alcune si sono aperte subito come delle conchiglie accoglienti mentre le altre si chiudevano e con loro la diffidenza è stata reciproca".
Queste parole di Vesna Stanic sono la sintesi compiuta di tutto il quaderno migrazioni e paesaggi urbani curato da Melita Richter Malabotta ed edito dal Cacit (Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della provincia di Trieste). 
Ma il testo antologico è esso stesso un caleidoscopio ove i paesaggi, le città, le case, le piazze, i palazzi sono percepiti in maniera diversa. Ciascuno di loro ha un colore, una sua luce più forte, più tenue, mai offuscata e inespressiva. 
La varietà di sentimenti con cui si è attanagliati dallo spazio dove si arriva a volte può portare a stati nostalgici il migrante che rivede nel luogo di nuova dimora o di transito uno territorio familiare quando l'accoglienza degli autoctoni si esprime positivamente o la cultura recettiva, sedimentata in secoli di passaggio di popolazioni sempre nuove, permettono un rapporto amichevole e affettivo. Spesso sono suoni e odori a caratterizzare i posti, vocio nei mercati e nelle vie, odori forti o tenui a seconda dei cibi cotti. 
Ogni città ha un suo odore, ogni quartiere ne ha uno proprio e diventa tanto più intenso quanto più lo spazio è occupato come dimora da migranti che spesso con i sapori più intensi della cucina del loro paese annegano malinconia e amarezza, quanto più la solitudine non è sostituita e vinta da incontri e relazioni cariche di calore. 
Trieste in queste descrizioni, poesie, racconti è la città più presente. 
Ma le testimonianze poetiche emerse hanno celebrato la dimensione affettiva di ogni luogo dove il migrante si sente "Qui come se fosse ".
L'antologia migrazioni e paesaggi urbani è anche un insieme variegato di modalità di scrittura, dalla lettera alla poesia, dal saggio al racconto. 
Si compie così un viaggio di luoghi e di forme espressive che costituisce la caratteristica precipua di questo testo ricco e interessante sul piano della conoscenza e della empatia poetica.

 

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